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Il logo di Amaro Lucano è uno dei simboli più iconici dell’industria liquoristica italiana. Da oltre 130 anni accompagna un brand che ha saputo coniugare radici familiari, tradizione erboristica e una presenza sempre più solida nel mercato nazionale e internazionale.
Al centro della sua identità, fin dalle origini, c’è la Pacchiana, la figura femminile ispirata alla cultura popolare lucana: un emblema di autenticità, lavoro, territorio e saper fare artigianale.

Nel corso dei decenni, il marchio è evoluto seguendo i cambiamenti del gusto, della comunicazione e del packaging, fino ad arrivare al rebranding del 2025, che inaugura una nuova fase strategica orientata a un pubblico più giovane e a un posizionamento premium contemporaneo.

La storia del logo Amaro Lucano è quindi il racconto di un equilibrio delicato: proteggere un forte heritage senza rinunciare alle esigenze visive e competitive di un mercato globale. Vediamo insieme le sue principali evoluzioni.



Le origini di Amaro Lucano (1894 - anni ’50): la Pacchiana come simbolo di identità

La storia di Amaro Lucano inizia nel 1894, quando Pasquale Vena crea la sua ricetta segreta di erbe officinali nella bottega di Pisticci, in Basilicata.
Fin da subito il brand adotta l’immagine della Pacchiana, una donna in abito tradizionale lucano che porta con sé un cesto di erbe. Una figura che non è solo un elemento estetico: è un simbolo visivo di autenticità, legame con la terra e profonde radici culturali.

Nelle prime etichette delle bottiglie di Amaro Lucano, la Pacchiana appare con uno stile illustrato tipico dell’epoca: dettagli marcati, palette calda, composizione ricca di elementi decorativi. Il logotipo è spesso integrato nell’immagine, più descrittivo che distintivo, ancora lontano dalle esigenze di branding contemporaneo.

Il primo logo di Amaro Lucano
Logo Amaro Lucano: dalla Pacchiana del 1894 al rebranding contemporaneo 12



Anni ’60 - ’90: modernizzazione graduale e diffusione nazionale

Con il boom economico e la crescita della produzione industriale, Amaro Lucano entra stabilmente nella distribuzione nazionale.
Le etichette si aggiornano progressivamente, pur senza un cambio radicale: la Pacchiana diventa più stilizzata, la palette più vivace, il lettering più leggibile per l'esposizione sugli scaffali.

In questi decenni, il brand costruisce gran parte della sua notorietà grazie a due fattori:

In questo periodo, il logo, pur mantenendo struttura e immaginario visivo, viene adattato ai nuovi supporti e agli stili grafici dell’epoca, rafforzando la brand equity senza stravolgere la memoria del brand.

Logo Amaro Lucano: dalla Pacchiana del 1894 al rebranding contemporaneo 2
Logo Amaro Lucano: dalla Pacchiana del 1894 al rebranding contemporaneo 13
Le bottiglie di Amaro Lucano negli anni '60-'90
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Amaro Lucano negli anni 2000 - 2020: verso un’identità di brand più contemporanea

Con l’espansione internazionale e la crescente concorrenza nel settore spirits, Amaro Lucano aggiorna ulteriormente la propria identità visiva. Le etichette vengono ripulite, il rosso del logotipo diventa più saturo, la figura della Pacchiana viene resa più nitida e riconoscibile.

Non si tratta ancora di un rebranding strutturato, ma di un percorso di modernizzazione incrementale, volto a rendere il marchio più leggibile, premium e adatto ai nuovi formati digitali.

Le bottiglie di Amaro Lucano negli anni 2000
Logo Amaro Lucano: dalla Pacchiana del 1894 al rebranding contemporaneo 15



2025: il rebranding di Amaro Lucano che inaugura una nuova era

Nel 2025, Amaro Lucano presenta il primo vero rebranding sistemico della sua storia recente.
Non un semplice restyling dell’etichetta, ma la costruzione di una brand-pack identity completa che ridisegna lo storytelling del brand.

Logo Amaro Lucano: dalla Pacchiana del 1894 al rebranding contemporaneo 6
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Il rebranding di Amaro Lucano
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Significato e impatto del rebranding

La nuova identità del brand, curata da Arteficegroup, non ha l’obiettivo di cancellare il passato, ma di rileggere il suo patrimonio culturale attraverso un linguaggio adatto alle nuove generazioni.
La Pacchiana, storicamente rappresentata con un tono quasi folkloristico, viene riposizionata come emblema di autenticità protagonistica: una figura che parla al presente, non al passato.

Il rebranding risponde anche alle esigenze di:

Dal punto di vista dei risultati, il nuovo sistema migliora coerenza visiva, distintività a scaffale, chiarezza di marca e memorabilità digitale.
Una strategia che punta tanto alla percezione quanto all’efficacia commerciale, senza perdere il legame emotivo con l’eredità del brand.

Oggi Amaro Lucano entra in una nuova era: un’identità visiva più contemporanea, più coerente e più competitiva, costruita per sostenere la crescita futura senza tradire ciò che rende il marchio unico. Un caso esemplare di come un brand storico possa rinnovarsi rispettando la propria storia e preparando il terreno alle generazioni che verranno.

Il rebranding di Amaro Lucano
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Logo Amaro Lucano: dalla Pacchiana del 1894 al rebranding contemporaneo 10
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Il logo MotoGP è sempre stato il simbolo di uno sport che vive di velocità, spettacolo e coraggio. Per anni l’identità del brand ha ruotato attorno alla bandiera a scacchi stilizzata e al logotipo “MotoGP”, un segno immediatamente riconoscibile che raccontava il DNA racing del campionato.

A fine 2024, con l’ingresso nell’orbita Liberty Media e una strategia più ampia di intrattenimento globale, MotoGP ha presentato una nuova brand identity disegnata da Pentagram: non un semplice cambio di logo, ma un sistema completo che include artwork, motion, tipografia e linguaggio verbale, pensato per accompagnare lo sport in una nuova era.
Il reveal è avvenuto al Galà di Barcellona che ha chiuso la stagione, sotto il manifesto “Faster. Forward. Fearless.”, e ha segnato l’avvio del rollout per il 2025.


Dalla tradizione racing al bisogno di un sistema digitale-first


Per oltre un decennio, il marchio MotoGP ha capitalizzato l’immaginario della pista: il segno a scacchi comunicava velocità e passione pura, funzionando bene su paddock, livree, tv-graphics e merchandising.

Logo MotoGP: velocità, spettacolo e coraggio 20
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Con l’esplosione dei micro-spazi digitali (app, avatar, short video) e l’espansione del campionato verso un pubblico più ampio e internazionale, quel linguaggio visivo ha iniziato a mostrare dei limiti in scalabilità e coerenza.
L’operazione guidata da Dorna insieme a Pentagram nasce con questo obiettivo: costruire un’identità digital-first, modulare e capace di unire sotto un unico alfabeto visivo non solo MotoGP, ma anche Moto2, Moto3, MotoE ed eSport, semplificando l’ecosistema e rafforzando la riconoscibilità nel quotidiano.




Il nuovo logo: tipografia “in piega” e metafora uomo-macchina


Il nuovo logo MotoGP è il cuore del rebranding.
La “M” nasce dalla silhouette di due moto in piega, affiancate, mentre le “O” rimandano alla geometria delle ruote e la “T” incarna il pilota: in un colpo d’occhio, il logo sintetizza l’essenza di MotoGP come equilibrio perfetto tra uomo e tecnologia.
Scompare la bandiera a scacchi, lasciando spazio a un segno più tipografico, fluido e dinamico, progettato per funzionare in versione estesa e abbreviata, statico e in motion.

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La promessa “Faster. Forward. Fearless.” fissa i tre driver strategici del progetto: velocità come linguaggio visivo, spinta in avanti come piattaforma d’innovazione e audacia come cifra narrativa.

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Un’identità che va oltre il logo: motion, tipografia e tone of voce


Il rebranding, come sottolinea MotoGP, “va ben oltre un logotipo”: comprende artwork proprietari, un sistema di motion coerente con la ripresa tv/social, una tipografia dedicata e linee guida visive e verbali per la produzione di contenuti, eventi e partnership.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare il legame con l’audience attuale e coinvolgere una nuova generazione di fan, trasformando MotoGP in un entertainment brand globale che vive lungo tutto l’anno, dentro e fuori la pista.

Il lancio si inserisce nella fase di trasformazione societaria che vede Liberty Media (già proprietaria della F1) acquisire l’86% di Dorna/MotoGP, contesto che ha accelerato il ripensamento della piattaforma di marca.

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Fonte: Pentagram

Perché il cambio funziona (e cosa cambia per i fan)


Dal punto di vista funzionale, il nuovo logo MotoGP migliora leggibilità e scalabilità: rende più semplice l’uso su app, social avatar, led a bordo pista, infografiche tv e merchandising a piccola scala.
A livello semantico, sposta l’attenzione dalla “metonimia della gara” (la bandiera) alla simbiosi uomo-macchina, cioè al vero differenziale emotivo di MotoGP.
Infine, come sistema, l’identità aggiornata permette di armonizzare i sub-campionati e di creare campagne editoriali guidate da un linguaggio visivo unico, riducendo incoerenze pregresse tra touchpoint.
Le prime analisi di settore rilevano proprio questi aspetti: coerenza cross-media, dinamismo e capacità di raccontare MotoGP con una grammatica contemporanea.

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Fonte: Pentagram

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Il logo di Jaguar è da sempre simbolo di eleganza sportiva, potenza e lusso. Il brand automobilistico britannico ha costruito, infatti, la propria immagine attorno al carisma del giaguaro, un felino che rappresenta velocità e agilità, elementi centrali nella filosofia del brand.
Nel corso degli anni l’identità visiva di Jaguar ha subito numerose trasformazioni, adattandosi ai diversi contesti storici e alle nuove strategie di mercato. Dalle origini come Swallow Sidecar Company negli anni Venti, fino al recente rebranding con la campagna “Copy Nothing”, la storia del logo Jaguar è il racconto di un marchio che sa rinnovarsi senza rinunciare al proprio DNA.



Dalle origini al nome Jaguar

Le radici del marchio risalgono al 1922, quando nacque la Swallow Sidecar Company, specializzata nella produzione di carrozzerie per motociclette. Negli anni Trenta arrivò la svolta con l’introduzione del nome SS Jaguar, che iniziò a comparire sulle prime vetture sportive.
Dopo la Seconda guerra mondiale, nel 1945, per evitare associazioni con le iniziali “SS”, l’azienda cambiò definitivamente nome in Jaguar Cars. Da quel momento, il brand iniziò a costruire la propria identità attorno al felino che sarebbe diventato il simbolo distintivo della casa automobilistica.
Questo passaggio non fu soltanto un cambio di nome, ma il primo passo verso una strategia di posizionamento internazionale, fondata sull’idea di un lusso britannico dinamico e inconfondibile.

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L’iconico Leaper e il Growler

A partire dagli anni ‘50 nel logo Jaguar vengono introdotti due simboli che sarebbero poi entrati nell’immaginario collettivo: il Leaper, il giaguaro in salto utilizzato come ornamento sul cofano delle vetture, e il Growler, la testa del felino racchiusa in un medaglione circolare.
Questi due elementi visivi rappresentavano perfettamente la doppia anima del brand: da un lato la potenza e l’aggressività della testa, dall’altro la fluidità e la grazia del corpo in movimento.
Negli anni ‘60 e ‘70 questi emblemi si diffusero in tutto il mondo, diventando sinonimo di auto di lusso, raffinatezza e alte prestazioni.
Non era solo un logo, ma una vera dichiarazione di stile: guidare una Jaguar significava entrare in un club esclusivo, caratterizzato da eleganza sportiva e design senza tempo.

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L'evoluzione del logo di Jaguar negli anni Duemila

Con l’arrivo degli anni Duemila, Jaguar decise di aggiornare il proprio linguaggio visivo per rimanere competitiva in un settore sempre più globale.
Nel 2001 il Leaper e il Growler vennero reinterpretati con un approccio tridimensionale, caratterizzato da cromature, riflessi metallici e un look decisamente più high-tech.
Questo restyling rispecchiava i gusti dell’epoca, in cui l’automotive comunicava solidità, tecnologia e innovazione attraverso loghi “scultorei” e realistici.
Nel 2012 il brand intervenne di nuovo, aggiornando la tipografia e rendendo le forme più moderne e scolpite, in linea con il design dei modelli più recenti.
Questi passaggi dimostrano come la storia del logo Jaguar sia sempre stata legata non solo al design delle vetture, ma anche all’evoluzione del linguaggio estetico dell’intero settore automobilistico.

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L’ingresso in JLR e la preparazione alla nuova era

Negli anni più recenti, Jaguar è entrata a far parte della strategia JLR House of Brands, insieme a Land Rover e agli altri marchi del gruppo.
Questa mossa ha avuto un impatto anche sull’identità visiva, a partire dal logo, che ha iniziato a spostarsi verso una direzione più essenziale e premium. L’obiettivo era chiaro: distinguere Jaguar come brand di lusso moderno, in grado di parlare a un pubblico internazionale più giovane e orientato al digitale, mantenendo allo stesso tempo il legame con la tradizione.
Questo periodo di transizione ha preparato il terreno per il rebranding più radicale degli ultimi decenni, quello che oggi conosciamo con il claim “Copy Nothing”.

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Il rebranding “Copy Nothing”

Nel 2024 Jaguar ha presentato al mondo una nuova identità visiva sotto il claim “Copy Nothing”, una dichiarazione di intenti che segna il distacco dal lusso tradizionale per abbracciare un posizionamento più moderno, minimale e culturalmente progressista. L’obiettivo è chiaro: competere nel lusso elettrico, parlare a un pubblico più giovane, attento all’innovazione e sensibile ai temi della sostenibilità.

Il rebranding introduce un ecosistema visivo completamente rinnovato:

Non si tratta di un semplice restyling: Jaguar costruisce un sistema completo, fatto di tipografia, pattern, motion graphic e linee guida pensate per ogni touchpoint, dal digitale al retail. Un cambiamento profondo che riflette la strategia di riposizionamento del brand, oggi orientato verso il mercato full-electric e anticipato dal concept Jaguar Type 00.

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La campagna di lancio ha acceso il dibattito: da un lato chi ha apprezzato il coraggio di rompere con il passato, dall’altro chi ha criticato l’abbandono di uno stile cromato e tridimensionale che aveva definito l’immaginario Jaguar per decenni.
E i dati confermano questa frattura: il rebranding ha portato a un +110% di traffico web, segno di grande interesse mediatico e curiosità, ma anche a un -95% delle vendite in Europa, evidenziando un allontanamento netto della clientela storica.

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La lezione è chiara: il rebranding è strategia, non estetica. Innovare è necessario, ma richiede equilibrio.
Senza un dialogo continuo con il proprio heritage e con le aspettative dei clienti, anche un’identità visiva impeccabile rischia di generare distacco, perdita di fiducia e impatti commerciali significativi.
Per Jaguar, “Copy Nothing” rappresenta un salto audace verso il futuro, ma ricorda anche quanto sia delicato il rapporto tra visione, prodotto e mercato.

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Il logo di Decathlon è diventato sinonimo di sport accessibile, qualità democratica e innovazione alla portata di tutti.
La sua identità visiva ha attraversato diverse evoluzioni, allineandosi a una strategia di brand che oggi guarda oltre il retail e abbraccia l’idea di global sports brand.
L’ultima tappa è il rebranding del 2024 con l’introduzione dell’Orbit, un simbolo che racconta movimento, inclusione e sostenibilità.
Per capire il senso di questo passaggio serve ripercorrere le diverse “ere” del brand: dagli esordi degli anni Settanta ai linguaggi pop degli anni Ottanta, dall’iconico “rettangolo blu” degli anni Novanta fino all’attuale sistema modulare pensato per prodotti, servizi e canali digitali.
Un percorso che aggiorna il modo in cui Decathlon parla di sport, mantenendo costante l’obiettivo di avvicinare persone di ogni livello alla pratica sportiva.


Il primo logo di Decathlon: tipografia funzionale e spirito pionieristico

Decathlon nasce nel 1976 a Lille con un’idea semplice e potente: riunire sport diversi sotto lo stesso tetto e rendere l’attrezzatura accessibile a tutti.
Il primo logo è una firma tipografica essenziale, spesso in nero, pensata per comunicare affidabilità e ampiezza dell’offerta più che “status”.
In questa fase, l’identità visiva accompagna l’espansione del format e la costruzione della filiera interna, mentre il brand si afferma come punto di riferimento per chi inizia e per chi desidera migliorare senza barriere economiche.
Il segno privilegia leggibilità e riconoscibilità in applicazioni fisiche (insegne, cataloghi, packaging) con un approccio pragmatico, in linea con il posizionamento del tempo.
Qui, i semi del futuro sono già presenti: centralità del wordmark, organizzazione per categorie e attenzione all’esperienza in negozio.

il logo di decathlon nel 1976
Il logo di Decathlon nel 1976


Gli anni ’80: energia pop e il claim “À fond la forme!”

All’inizio degli anni Ottanta la comunicazione diventa più espressiva.
Al logo si aggiunge il payoff "À fond la marque", a cui si lega il celebre jingle e prende piede il claim “À fond la forme!” ("e sei in forma!" in italiano), declinato di mese in mese in base alle stagioni e alle discipline, con un tono inclusivo e pop che entra nella cultura di massa francese.
Le campagne trasformano il brand in un invito giocoso alla pratica sportiva, costruendo empatia e vicinanza. L’identità grafica sperimenta soluzioni più dinamiche e talvolta “scomposte”, riflesso di un’epoca comunicativa rumorosa e ironica.
Questa fase consolida due pilastri che torneranno poi attuali nel 2024: partecipazione e gioia del movimento.

Il logo di Decathlon negli anni '80
Il logo di Decathlon negli anni '80


Il periodo del blu (1990–2024): il rettangolo che diventa icona

Nel 1990 arriva la svolta destinata a durare oltre trent’anni: il logotipo bianco dentro al rettangolo blu.
La struttura è semplice, potente, altamente leggibile per insegne e grande distribuzione: la legatura tra “C” e “A” introduce una nota di dinamismo che molti associano a ruota, onda o trampolino. Il risultato è uno dei segni più riconoscibili del retail sportivo globale, perfetto per scaffali, cartellonistica e comunicazione di servizio.
L’“era blu” accompagna l’espansione internazionale e la crescita del portafoglio di sub-brand, restando praticamente invariata nell’estetica, proprio perché funzionale a volumi, formati e contesti multilingue.
Nel tempo, la tinta si ottimizza per il digitale, senza intaccare la memoria collettiva costruita attorno al rettangolo.

Il logo di Decathlon negli anni '90
Il logo di Decathlon negli anni '90


2021: la “D” come firma di servizi e sottobrand

Con l’accelerazione digitale e lo sviluppo di servizi (noleggio, usato, riparazioni, experience), Decathlon introduce nel 2021 una “Brand Signature” monogrammatica a forma di D, da utilizzare come icona per prodotti e sub-brand.
Un simbolo che non sostituisce il wordmark principale, ma contribuisce a creare un linguaggio parallelo adatto a spazi ridotti, app e interfacce.
Questa mossa anticipa il passaggio da semplice insegna di negozio a sistema di marca, capace di vivere su touchpoint diversi, aprendo la strada alla logica modulare del rebranding 2024.

Il monogramma di Decathlon
Il monogramma di Decathlon


2024: l’era dell’Orbit e il posizionamento “Ready to Play?”

Il 12 marzo 2024 Decathlon presenta la nuova identità globale, ideata con Wolff Olins e lanciata insieme alla piattaforma creativa “Ready to Play?”.
Il nuovo logo è composto da due elementi: il wordmark aggiornato e l’Orbit, un simbolo inclinato che esprime movimento e circolarità, con un picco che richiama montagna, vela, onda o battito cardiaco.
L’Orbit è pensato per ricucire tutti i livelli della pratica sportiva, dai principianti ai pro, e per raccontare l’impegno su innovazione e sostenibilità (riparazione, second life, noleggio), elementi centrali del nuovo modello di marca.
L’iconico blu si fa più vibrante per funzionare meglio su schermi e prodotti, mentre l’intero sistema si costruisce per modularità: dal retail al packaging, fino al product design.
La tipografia proprietaria Decathlon Sans, firmata Grilli Type, completa poi la grammatica visiva con un equilibrio tra tecnica ed espressività, utile a raccontare sport come esperienza quotidiana.

La nuova brand identity di Decathlon
La nuova brand identity di Decathlon
Logo di Decathlon: dalle origini all’Orbit 74
Il logo di Decathlon in negativo


Il progetto non riguarda solo il segno, ma l'interno posizionamento di brand, che da retailer diventa un global multi-specialist sports brand con un obiettivo chiaro: “move people through the wonders of sport”.
L’Orbit diventa un marcatore trasversale che può vivere sui prodotti tanto quanto su app, contenuti e ambienti, generando riconoscibilità anche quando il nome non è presente.
La nuova identità supporta una semplificazione del portafoglio (categorie specialistiche e marchi “expert”), riduce la complessità per il cliente e apre a una narrativa di lungo periodo su inclusione e circolarità.
La promessa “Ready to Play?” invita a iniziare, ricominciare o esplorare nuovi sport secondo i propri tempi, integrando merchandising, storytelling e servizi.
Per chi osserva l’evoluzione dei loghi, questa è la prova di quanto logo e sistema debbano procedere insieme, con coerenza fra strategie ESG, retail e digitale.

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Decathlon campaign
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Decathlon vetrine
decathlon OOH
Decathlon OOH

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Il logo di Tripadvisor è uno dei simboli più riconoscibili del travel online: il gufetto, soprannominato “Ollie”, racchiude in sé l’idea di consigli, saggezza e orientamento.
In venticinque anni il marchio ha attraversato varie fasi, passando da un’estetica più decorativa a un’identità monocromatica e flessibile, fino al recente rebranding nel 2025 che rende l’icona dinamica e “viva”.
Questa è la storia del logo Tripadvisor, dagli esordi del 2000 alla nuova identità, con un focus su come il design sia cambiato per rispondere a esigenze di leggibilità, coerenza digitale e narrazione di marca. Vediamo insieme la sua evoluzione

Le origini (2000–2009): il gufo come “bussola” dei viaggiatori

Nei primi anni Duemila, Tripadvisor si afferma come piattaforma di recensioni scritte dalle persone, e il gufo diventa subito la metafora perfetta: occhi grandi che osservano e valutano, sintesi del ruolo di “consigliere fidato”.
Il logo Tripadvisor di questa prima fase mostra tratti illustrativi più complessi e una tavolozza ricca, coerente con il web dell’epoca e con la necessità di emergere in un panorama visivo ancora poco standardizzato.
L’icona convive con un logotipo leggibile, mentre la cromia verde entra progressivamente nell’immaginario del brand come colore proprietario legato alla navigazione e all’affidabilità.
Questa impostazione getta le basi dell’equity visiva che accompagnerà Tripadvisor fino al salto “minimal” del decennio successivo.

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Semplificazione progressiva del logo di Tripadvisor: verso un’identità più scalabile

Con la crescita internazionale e l’esplosione del mobile, la priorità diventa ridurre la complessità. Il gufo viene progressivamente ripulito: linee più nette, minor dipendenza da effetti e sfumature, maggiore attenzione alla scalabilità su icone, app e micro-spazi digitali.
In parallelo, si consolida l’associazione tra il verde del brand e l’esperienza di ricerca/recensione, mentre il logotipo si stabilizza in una costruzione solida e facilmente localizzabile.
È una fase di maturazione: il marchio inizia a comportarsi come sistema prima ancora che come singolo segno, preparando il terreno al redesign strategico del 2020.



2020: un minimalismo monocromatico e geometrico

Il 2020 segna un passaggio cruciale. Mother Design ridisegna il logo di Tripadvisor rendendo Ollie più semplice, monocromatico e geometrico: l’icona torna a un disegno essenziale in una tinta (con resa impeccabile a ogni dimensione), così da evitare abusi d’uso e garantire consistenza su tutti i touchpoint.
Accanto all’icona debutta Trip Sans, carattere personalizzato progettato con Colophon Foundry, che sostituisce impostazioni tipografiche precedenti e porta nel wordmark un tono caldo e accessibile.
Anche la palette viene aggiornata, con il Trip Green come perno cromatico.
L’operazione sancisce l’ingresso di Tripadvisor nell’era digital-first: meno effetti, più funzionalità e un’identità pronta per app, interfacce e formati ridotti.

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2025: Koto rende il gufo “vivo” e la marca guidata dalle storie reali

Per il 25° anniversario, Tripadvisor presenta un rebranding firmato Koto: l’icona di Ollie viene rifinita e animata (gli occhi seguono i contenuti), a sottolineare che la piattaforma mette al centro le persone e le loro esperienze.
La palette si aggiorna con un verde più elettrico e una gamma “calda” a supporto; fa il suo ingresso anche Trip Pine, tono scuro che dà profondità nei layout.
Il sistema grafico porta in primo piano foto autentiche dei viaggiatori e quote di recensioni, trasformando la comunicazione in un collage di storie reali, lontano dai feed patinati: “il brand costruito sui contenuti degli utenti” diventa promessa e differenziale competitivo.
Tipografia e tono di voce consolidano il percorso avviato nel 2020, mentre linee guida e asset ufficiali chiariscono logiche d’uso del marchio in ambienti editoriali e partner.

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Il nuovo gufo non è un semplice “restyling estetico”: l’espressività degli occhi e la costruzione più rotonda migliorano la leggibilità a piccola scala e rendono l’icona più empatica.
A livello di sistema, l’identità adotta preset tonali derivati dalle foto della community per uniformare l’aspetto dei contenuti, mentre il verde proprietario acquista brillantezza per aumentare contrasto e accessibilità su schermi moderni.
Questo approccio sposta il baricentro della marca dalla piattaforma alla community: le persone non sono più “testimonial” ma co-autrici del racconto visivo.
Il risultato è un brand coerente e modulare, capace di vivere in motion, su app e in campagne editoriali senza perdere riconoscibilità.

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Fonte: Koto
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Il logo AS Roma, simbolo indiscusso dell’omonima Associazione Sportiva, è un emblema che ha attraversato quasi un secolo di storia, mantenendo elementi iconici come la lupa e la caratteristica forma dello scudo.
Questi elementi sono rimasti costanti nel tempo, rappresentando l'identità di una delle squadre di calcio più amate d'Italia e della città che essa incarna.
Ma qual è la storia dietro il suo logo? Scopriamo insieme le tappe fondamentali di questa evoluzione.

Le origini: il logo AS Roma nel 1927

La storia del logo della Roma inizia nel giugno del 1927, quando viene fondata l’Associazione Sportiva dalla fusione di tre storiche società calcistiche: Alba Roma, Roman Football Club e Fortitudo Pro-Roma.

Il primo logo Roma racchiudeva elementi distintivi di queste tre società, con la lupa capitolina al centro, accompagnata dal monogramma "ASR" in basso, il tutto racchiuso all’interno di uno scudo triangolare. 
Questo stemma, che riecheggia fortemente quello attuale, ha resistito fino agli anni '70, senza però comparire sulle maglie della squadra.

Dagli anni '40 agli anni '80: i cambiamenti del logo AS Roma

Nel 1941-42, la squadra vinse il suo primo scudetto e per la prima volta sulla maglia compare un logo diverso da quello originale. Lo scudo si trasforma in una forma sferica al cui interno c'è solo l'acronimo “ASR”.

La Roma ha iniziato tardi ad utilizzare il logo sulle maglie, giocando per tanti anni con una maglia completamente pulita, senza stemma, principalmente a causa di questioni legali legate all'uso della lupa capitolina, simbolo ufficiale del Comune di Roma.

Per superare questo ostacolo, nel 1978 venne introdotto un nuovo logo AS Roma, noto con il nome di "lupacchiotto". Questo stemma stilizzato e moderno, inserito in due cerchi concentrici giallo e rosso, divenne rapidamente un simbolo iconico per la squadra giallorossa, rappresentando un punto di svolta nella storia visiva del club.

Il ritorno alle origini: il logo AS Roma negli anni '90

Nel 1997, un importante accordo con il Comune di Roma permise all'AS Roma di riadottare la lupa capitolina nel proprio logo. Il nuovo logo AS Roma riprendeva così la forma dello scudo, con la lupa in nero, arricchita da un monogramma stilizzato in oro e da un fondo bordeaux.
Questa versione del logo della Roma segnò un ritorno alla tradizione e all'identità più profonda della squadra, rafforzando il legame con la città eterna.

L'evoluzione del logo AS Roma nei primi anni 2000


Il logo AS Roma del 1997 ha subito alcune lievi modifiche nel corso degli anni 2000, come l'intensificazione dei colori e il miglioramento dei dettagli del lupo.
Tuttavia, la riprogettazione più significativa avvenne nel 2013, quando il logo della Roma fu reso più liscio e moderno: il monogramma fu sostituito dalla scritta "ROMA" in maiuscolo, accompagnata dalla data "1927", a sottolineare le radici storiche del club

Il logo AS Roma oggi

Dal 2016 il logo raffigura la leggendaria statua del lupo con la scritta “ROMA” e la data 1927 in basso, mantenendo la suddivisione in campi gialli e rossi dello scudo originale.Il carattere sans-serif conserva un aspetto tradizionale.

Il logo AS Roma e lo stemma della città

I toni predominanti del logo, rosso imperiale e giallo dorato, trasmettono la maestosità e la possenza di una Roma che da sempre, è considerata La Città Eterna.
Una palette che ha trovato riscontro con i colori dello stemma ufficiale del Comune di Roma.


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Nel mondo dello streetwear e dello skateboard, pochi nomi evocano lo stesso spirito ribelle e autentico di Vans.
Fondata nel lontano 1966, l'azienda ha saputo incanalare l'energia della cultura di strada creando non solo calzature, abiti e accessori ma una vera e propria icona di stile e libertà.
Al centro di questo marchio c'è il suo logo distintivo, un emblema che ha segnato profondamente la storia e la riconoscibilità del brand.

Scopriamo ora la storia del logo di Vans.

Il logo di Vans nel 1966

La storia del logo di Vans ha inizio nel cuore della California, quando due fratelli visionari, Paul e James Van Doren (da cui deriva il nome del brand), insieme ai soci Gordon Lee e Serge Delia, fondarono la "Van Doren Rubber Company ad Anaheim" il 16 marzo 1966.
Ma fu il figlio tredicenne di James Van Doren a segnare il debutto del primo logo di Vans che getterà le basi per le future versioni: il ragazzo realizzò uno stencil per skateboard, che successivamente venne applicato sulla sneaker "Style 95" ed infine usato come logo aziendale.

Il logo di Vans, con la sua iconica linea orizzontale sopra le lettere, rappresentava già all'epoca un simbolo di forza e stabilità.
Questo design distintivo della lettera "V" modificata a formare un tetto sulle altre lettere, divenne il pilastro dell'identità visiva del marchio.
Inoltre, a primo impatto ricorda graficamente la radice quadrata, operazione matematica legata al concetto di "potenza".

Il logo di Vans negli anni 70

Negli anni '70, le Vans divennero rapidamente le scarpe preferite degli skater della California del sud, grazie alla loro solidità e aderenza al suolo.
Seppur il logo di Vans abbia subito alcune trasformazioni, ha sempre mantenuto intatta la sua essenza e il suo stile inconfondibile.

Nel 1976 fa il suo debutto il payoff “Off the Wall”, espressione coniata da Skip Engblom.
Un motto che deriva dal gergo dei pattinatori californiani che lo usavano per chiamare le acrobazie che eseguivano nelle piscine vuote. Acrobazie in grado di farli “volare in aria oltre i muri” che solcavano con i loro skate.

I designer decisero così di inserire il nuovo payoff all’interno del logo, ora costituito da uno skateboard simile al guscio di una tartaruga.
Il nuovo design del logo di Vans però veniva prevalentemente utilizzato sulle scarpe, mentre restava in uso il logotipo semplice e minimalista creato degli anni '60 per tutte le altre comunicazioni di brand.

Il logo di Vans negli anni 2000

Con il tempo il brand ha superato i confini dello skateboard, arrivando ad essere rappresentativo di tutti coloro che si identificano in uno stile di vita alternativo a quello socialmente dominante.

Nel 2016, i designer hanno rimosso lo skateboard dal vecchio design del logo e hanno lasciato solo il lettering unificato e simmetrico, a differenza della prima versione creata nel 1966.
Un'ulteriore evoluzione riguarda l'impiego del colore rosso, simbolo di energia e audacia, valori distintivi delle persone che scelgono di indossare i prodotti Vans.

Il logo di Vans oggi


Oggi il logo di Vans si erge come un'icona senza tempo, capace di evocare non solo uno stile di vita alternativo, ma una vera e propria filosofia di libertà e creatività. Il logo di Vans ha saputo adattarsi ai mutamenti del tempo pur mantenendo salda la sua essenza autentica.
Incarnando i valori di passione, energia e gioia il brand continua a essere un faro per una generazione di individui audaci e avventurosi, pronti a sfidare gli schemi e a vivere "Off the Wall".


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Chiunque utilizzi dispositivi mobili ha sicuramente avuto a che fare con diversi sistemi operativi. Uno dei più importanti è sicuramente Android.
Oggi vi racconteremo la storia e l’evoluzione del logo di Android, un semplice robottino diventato però ormai una vera e propria icona di progresso, avanguardia tecnologica e soprattutto di collaborazione.
Grazie al suo design semplice e al colore vivace, il logo è diventato riconoscibile in tutto il panorama tecnologico.

2003: nasce Android 

La storia di Android Inc. ha inizio nell'ottobre del 2003 a Palo Alto, in California, quando Andy Rubin, Rich Miner, Nick Sears e Chris White fondarono l'azienda con un obiettivo ambizioso: creare dispositivi cellulari più intuitivi, in grado di comprendere meglio le preferenze e la posizione dei loro utenti.
Inizialmente, l'attività dell'azienda fu avvolta nel mistero, dichiarando di focalizzarsi esclusivamente sulla produzione di software per dispositivi mobili.
Tuttavia, le difficoltà finanziarie costrinsero la squadra a cercare un sostegno esterno, e fu grazie a un finanziamento di $10.000 da parte di Steve Perlman, stretto amico di Rubin, che riuscirono a proseguire nello sviluppo dei loro progetti.

Due anni dopo, il 17 agosto 2005, Google acquisì l'azienda anticipando il proprio ingresso nel mercato della telefonia mobile. Questa mossa strategica aprì le porte a una nuova era, con il team di Rubin al lavoro per creare un sistema operativo per dispositivi mobili basato sul kernel Linux.

2007: arriva Bugdroid

Il logo Android nasce nel 2007 da un'idea della graphic designer di Google, Irina Blok, incaricata di sviluppare l'identità visiva del software ancora in fase di sviluppo.
Inizialmente concepito solo per gli sviluppatori, il logo acquisì rapidamente popolarità anche tra gli utenti finali.

Blok e il suo team di progettazione miravano a creare un logo facilmente riconoscibile dai consumatori. Inoltre, l'indicazione principale era di includere un robot nel design.
Questo portò a incentrare le ricerche su giocattoli e film di fantascienza, ma la vera ispirazione derivò dai pittogrammi universalmente riconosciuti dell'uomo e della donna presenti nei simboli delle toilette.
Nacque così Bugdroid, un robot con il torso a forma di barattolo di latta e antenne sulla testa. Un’idea tanto semplice quanto efficace, che ha dato vita a uno dei loghi più riconoscibili al mondo.

Irina Blok presentò due diverse proposte cromatiche a Google: una più vivace, con il classico verde chiaro dell'androide e una nera. Fu poi scelto il verde, simbolo di modernità, tecnologia, progresso e innovazione, diventando un elemento distintivo del logo Android.

Logo di Android: l'evoluzione dell'iconico robot 150
Logo di Android: l'evoluzione dell'iconico robot 161

Il team decise di rendere il logo open source, consentendo a chiunque di personalizzarlo. Questa scelta, audace per l'epoca, distinse Google dai concorrenti e permise al logo di Android di cambiare nel tempo.
Negli anni, infatti, il logo Android si è travestito da ninja, ha avuto gli sci, lo skateboard... trasformandosi in mille modi.

Il logo di Android personalizzabile

2014: un restyling conservativo del logo di Android

Nel 2014, il logo di Android ha subito un restyling conservativo. I contorni del robottino sono stati ridefiniti, conferendogli una forma più slanciata e una statura più alta.
Gli elementi sono stati riorganizzati per creare una creatura più snella.
Il colore è stato reso più audace e visibile, con una tonalità di verde più brillante e vicina al colore dell’erba.

Logo di Android: l'evoluzione dell'iconico robot 153

2019: un’evoluzione minimalista 

Dal 2019 in poi, il concetto di semplicità ha assunto un ruolo predominante nella progettazione del logo di Android.
In questa versione, il logo è spesso rappresentato semplicemente dalla sua iconica testa con le antennine, riducendo al minimo gli elementi grafici.
La novità più significativa è l'introduzione di caratteri minuscoli per la scritta “android".

Logo di Android: l'evoluzione dell'iconico robot 155

2023: la nuova versione 3D di Bugdroid

La nuova versione del logo di Android è stata introdotta in vista del lancio del sistema operativo Android 14.
Il nuovo logo si distingue per un innovativo design in 3D, in cui il robot è diventato il fulcro, riflettendo la natura giocosa che gli utenti associano ad Android.
Inoltre, la scritta del logo del sistema operativo mobile di Google è stata modificata in "Android", con un nuovo carattere tipografico e con la A maiuscola invece che con tutte le lettere minuscole come in passato. 
La decisione di Google di trasformare Bugdroid in formato 3D deriva dalla volontà di facilitare il passaggio tra ambienti online e offline.

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Logo di Android: l'evoluzione dell'iconico robot 159
Logo di Android: l'evoluzione dell'iconico robot 162

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Fondata nel 1957 a Milano, Esselunga è molto più di una semplice catena di supermercati: è un autentico viaggio attraverso la storia italiana.

Nel corso degli anni, l'azienda si è trasformata in una vera e propria Food Company, diventando la custode delle tradizioni culinarie italiane.
Ed è proprio a partire dal logo di Esselunga che è possibile percepire la semplicità di un brand che è stato in grado di ridefinire il concetto di "spesa".

Ma cosa rende davvero iconico il logo di Esselunga?

L'iconicità di Esselunga è senza precedenti.
Il suo marchio visivo è diventato sia una denominazione istituzionale sia parte integrante del linguaggio comune.
Esploriamo insieme la straordinaria storia di questo logo che ha segnato la storia della GDO italiana.

Il logo di Esselunga nel 1957

Siamo nell’aprile 1957 quando nasce la Supermarkets Italiani S.p.A. dallo spirito imprenditoriale della famiglia Caprotti e dell'impresario Nelson Rockefeller.
Il primo negozio viene inaugurato a Milano, in viale Regina Giovanna. Si trattava di un supermercato moderno per l'epoca, per via della sua ispirazione americana, ma comunque attento alle esigenze locali.
Lo sviluppo milanese di quella che poi diventerà Esselunga è molto rapido, tanto da consentire l’apertura di diversi punti vendita nel giro di pochi anni.

Il logo di Esselunga nel 1964

Siamo negli anni '60 quando nasce il marchio con la "S" lunga dall'intuizione del grafico Max Huber, al quale era stata commissionata la realizzazione della prima insegna.
Nasce così il marchio con la scritta “Supermarket”, la cui lettera "S" iniziale veniva allungata per contenere le restanti lettere della parola. Un logo che già dai primi anni di vita racchiudeva tutta la forza di un brand che segnerà la storia della GDO in Italia.

Il logo nel 1967

In quegli anni si susseguono le prime campagne pubblicitarie del brand, caratterizzate dalla dicitura "con la esse lunga".
Manifesti che non si limitano a promuovere prodotti o offerte, ma che mettono in risalto anche i benefici della spesa nei supermercati.
Alcuni di essi portano la firma di Benito Jacovitti, celebre fumettista, illustratore e scrittore italiano.

Il nuovo nome

Dopo l'introduzione del logo di Esselunga, l'azienda collabora con l'agenzia di comunicazione Armando Testa, che trasforma il soprannome "il supermercato con la esse lunga" in un logo distintivo, dando il via a una campagna di successo nel 1979, nota come "Esselunga prezzi corti".

In questo anno cruciale, il marchio "Supermarket" si trasforma ufficialmente in "Esselunga", segnando una pietra miliare nella storia dell'azienda. Questi investimenti in comunicazione hanno portato Esselunga a posizionarsi sul mercato come una vera e propria icona nel settore della grande distribuzione organizzata.

Logo di Esselunga 1978-79

L'evoluzione del logo dagli anni '80 agli anni 2000

Il logo è rimasto lo stesso nel corso degli anni, favorendo la riconoscibilità del brand. L'azienda ha cresciuto e sviluppato il suo business con l'apertura di nuovi negozi, servizi innovativi e un programma per premiare la fedeltà dei clienti.

Campagne pubblicitarie creative e partnership strategiche sono state altre chiavi del successo, che hanno aiutato Esselunga a diventare un nome noto nel mondo dei supermercati.

L'identità di Esselunga dal 2017 ad oggi

Il 2017 ha segnato il 60º anniversario di Esselunga, celebrato con una mostra che ha fatto immergere il pubblico nella storia dell'azienda.
Sono anni di innovazione e sperimentazione che hanno portato il brand ad evolversi e a dimostrare la sua capacità di abbracciare il cambiamento.
Il logo, immutato nel tempo, testimonia la capacità dell'azienda di adattarsi ai cambiamenti senza perdere la sua autenticità, mantenendo un profondo legame con i suoi clienti.

Logo di Esselunga 2017
Logo di Esselunga: oltre 60 anni di eccellenza 180

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La Società Sportiva Calcio Napoli, meglio conosciuta come Napoli, è una delle squadre di calcio italiane nonché la vincitrice dello scudetto nella stagione 2022-2023.
Si tratta della squadra del Sud Italia più titolata a livello nazionale e internazionale, e quella con più presente nei campionati di massima serie.
Nonostante il logo del Napoli attuale sia semplice ed essenziale, non è sempre stato così. L’identità della squadra di calcio partenopea si è infatti evoluta nel tempo, e il suo logo ha subito diverse modifiche nel corso del tempo.
Vediamo insieme i suoi principali cambiamenti.

1926: il primo logo del Napoli

Il club venne fondato nel 1926 con il nome “Associazione Calcio Napoli” da Giorgio Ascarelli, un giovane industriale di origine ebraica che divenne il primo presidente della società.
Alla sua nascita, il logo della squadra era un cavallino rampante, simbolo del Regno di Napoli, poggiato su una palla da calcio all’interno di un’ellisse azzurra.
Sullo sfondo erano presenti le lettere A, C, N, acronimo di Associazione Calcio Napoli.

Il logo del Napoli: semplicità ed essenzialità 181
Il logo del Napoli nel 1926

1928: l’asinello come portafortuna 

Il primo campionato disputato dal Napoli fu fallimentare, a tal punto che il cavallo rampante del logo venne paragonato a un altro simbolo del capoluogo partenopeo: l’asinello malridotto di don Domenico Ascione, venditore di fichi molto conosciuto in città.
I cittadini, infatti, iniziarono a ridicolizzare la squadra paragonandola a questo animale non proprio in forma.
Nel 1928, il logo del Napoli subì una trasformazione radicale con l'obiettivo di allontanarsi il più possibile dall'idea che i tifosi si erano precedentemente fatti del club.

Si abbandona quindi il cavallo e la forma ellittica: il nuovo stemma è caratterizzato da un cerchio azzurro con il bordo dorato e una grande N al centro, sempre di color oro.
La lettera N non rappresenta soltanto l'iniziale del nome della città, ma è anche il simbolo distintivo presente sulle prestigiose porcellane di Capodimonte.

Il logo del Napoli: semplicità ed essenzialità 183
Il logo del Napoli nel 1928

Nel 1930 avviene però la svolta: i partenopei rimontarono una partita contro la Juventus. Al termine del gioco fu portato in campo un asinello che, da quel momento, diventò il portafortuna della società.

1964: la Società Sportiva Calcio Napoli

Nel 1964, il club cambiò nome in Società Sportiva Calcio Napoli.
Il nuovo logo del Napoli venne rivisitato per far fronte a questo importante cambiamento.
La lettera N centrale venne resa più piccola per fare spazio alla scritta “S.S.C. Napoli” posta al di sotto.
Nella parte inferiore dello stemma fu poi rappresentata anche una versione stilizzata della bandiera italiana, composta da tre rettangoli ricurvi.

Il logo del Napoli: semplicità ed essenzialità 185
Il logo del Napoli nel 1964

1980: la N bianca diventa un must

Nel 1980 il logo del Napoli cambia nuovamente.
La N centrale torna ad essere bianca e più grande, mentre al di fuori del cerchio azzurro viene inscritto il nome per intero del club “Società Sportiva Calcio Napoli”.

Il logo del Napoli: semplicità ed essenzialità 187
Il logo del Napoli nel 1980

I tifosi, tuttavia, continuavano a non dimenticare il vero simbolo del Napoli, l’asinello. Si decise quindi di riprodurre, come portafortuna, il pittogramma dell’animale sulle magliette da trasferta della stagione 1982/1983.

2002: viene introdotta la cornice blu

Nel 2002 il logo del Napoli inizia ad essere caratterizzato da una cornice blu scuro, nella quale continua ad essere presente il nome per intero del club “Società Sportiva Calcio Napoli”, a cui però si aggiunge la sigla “S.p.a.”.

Il logo del Napoli: semplicità ed essenzialità 189
Il logo del Napoli nel 2002

2004: il fallimento del club 

Negli anni il Napoli non accumulò grandi successi. Questa crisi, unita alla compromessa situazione finanziaria, portò al fallimento della società nel 2004.
Nello stesso anno, l’imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dalla procedura fallimentare del tribunale di Napoli e iscrisse la squadra, ribattezzata Napoli Soccer, al campionato di Serie C1.
La dicitura del logo del 2002 venne quindi aggiornata e cambiata con il nuovo nome della squadra. Gli altri elementi rimasero invece invariati.

Il logo del Napoli: semplicità ed essenzialità 191
Il logo del Napoli nel 2004

2006: il ritorno in Serie A e la nascita del logo attuale 

Al termine della stagione 2005-2006 il presidente De Laurentiis restituì al club il suo nome originario, Società Sportiva Calcio Napoli.
Nello stesso anno, la squadra venne promossa in Serie A.
Il nuovo logo, introdotto nello stesso anno, è quello ancora utilizzato oggi.
Si tratta di uno stemma moderno ed essenziale, nato da un processo di semplificazione e di eliminazione degli elementi superflui.
A caratterizzarlo è la sfumatura dei colori interni ed esterni, che rendono l’immagine più tridimensionale e danno vita a un gioco di luci e ombre.

Il logo del Napoli: semplicità ed essenzialità 193
Il logo del Napoli nel 2006

Nel corso degli anni, è stata introdotta anche una versione flat di questo logo, ideale per essere riprodotta negli ambienti digitali.

Il logo del Napoli: semplicità ed essenzialità 195
Il logo del Napoli nel 2006 nella versione flat

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Chi non conosce il famoso fast food del Kentucky che ha deliziato il mondo con il suo pollo fritto?

Kentucky Fried Chicken, meglio conosciuta con il nome "KFC", è la famosa catena presente in circa 140 Paesi con oltre 26.000 ristoranti diffusi globalmente, e che ha portato sul mercato un’alternativa ai popolari hamburger promuovendo l'ospitalità e l'autentica cucina del Sud.

logo di kfc 2023

Chi è KFC?

Nel 1930 Harland Sanders si trasferisce nel Kentucky per gestire un distributore di benzina dotato di cucina e qui ha l'illuminazione: inserire nel menù il pollo fritto. Una decisione che gli porta un grande successo tanto che a pochi anni di distanza, nel 1935, ottiene il titolo di “Colonnello del Kentucky” per la qualità dei pasti e la sua abilità imprenditoriale.
Ma è solo dopo cinque anni che Sanders apre il suo ristorante e inventa l’Original Recipe, la ricetta segreta con 11 erbe e spezie per la panatura, introducendo così un approccio innovativo alla frittura del pollo. Ricetta che gli fa ottenere il copyright per il “Kentucky Fried Chicken” e il brevetto per il suo metodo di frittura speciale.

Ma ora scopriamo insieme la storia del logo KFC.

storia del logo di kfc

Il logo di KFC dal 1952 al 1977

La versione originale del logo di KFC è il debutto del marchio denotativo che getta le basi ad una serie di riconoscibili simboli aziendali.
Il primo elemento costante della brand identity di KFC è la palette colori monocromatica basata sul bianco e nero. Il secondo elemento è il ritratto minimalista del fondatore, il colonnello Sanders, imprescindibile per l'immagine di brand. È proprio in questi anni (1957) che viene creato il Bucket, il famoso secchiello di carta per servire e gustare il pollo.

logo di kfc 1952
Logo di KFC: la ricetta segreta del successo 209
bucket con logo di kfc

Il logo di KFC dal 1978 al 1990

In questa versione del logo di KFC troviamo un cambio di font che rende più leggibile il marchio, ora disposto su tre livelli.
Spicca la lettera “K” con la coda allungata che si congiunge al puntino della lettera “I”.
Il pittogramma, invece, è spostato a sinistra e i connotati del volto vengono addolciti in un’espressione più amichevole. 

logo di kfc 1978
Logo di KFC: la ricetta segreta del successo 210

Il logo di KFC dal 1991 al 1996

È il logo di KFC che segna il radicale cambiamento nel nome. La scelta di trasformare “Kentucky Fried Chicken” in “KFC” è legato a due motivi: avendo raggiunto la notorietà, il brand non ha bisogno di presentarsi nella sua completezza; poi, un nome breve si presta maggiormente alla comunicazione e permette un notevole risparmio di spazio in caso di spazi pubblicitari costosi.
L’elemento innovativo è il colore rosso che trasmette potenza ed energia; è presente nelle lastre oblique appena sopra il marchio denotativo: un chiaro rimando alla grafica del Bucket. 

logo di kfc 1991
Logo di KFC: la ricetta segreta del successo 211

Il logo di KFC dal 1997 al 2005

È il tributo al colore. 
Questa versione del logo di KFC punta al realismo dell’identità del brand, introducendo il mezzo busto del Colonnello con una palette colori leggermente diversa e tendente al pastello. Il marchio denotativo in questo caso assume una posizione di secondo piano: viene posto, infatti, in basso a destra.

logo di kfc 1997
Logo di KFC: la ricetta segreta del successo 212

Il logo di KFC dal 2006 al 2013

Nel 2006, il logo di KFC subisce un restyling diventando un simbolo rotondo caratterizzato da un intenso colore rosso.
Il ritratto del fondatore torna ad essere stilizzato ed è quasi interamente inglobato dal cerchio che ne delimita lo spazio; ma ciò che spicca maggiormente è la sostituzione della sua giacca con un grembiule con le tre tipiche strisce verticali. L'idea era quella di avvicinare maggiormente il brand con i suoi consumatori trasmettendo un senso di familiarità.

logo di kfc 2006
Logo di KFC: la ricetta segreta del successo 213

Il logo di KFC dal 2014 al 2017

Nel logo di KFC del 2014 si torna al minimal, con il monocromatico e il solo volto del Colonnello Sanders, in onore alla versione originale del 1952.

logo di kfc 2014
Logo di KFC: la ricetta segreta del successo 214

Il logo di KFC dal 2018 ad oggi

L’ultima riprogettazione trasforma notevolmente la geometria del logo di KFC.
Il trapezio che si può intravedere rappresenta in forma stilizzata il celebre Bucket, dal quale vengono le riprese anche la cromia e la grafica a barre verticali, alternate con i colori del rosso e del bianco.

logo di kfc 2018
Logo di KFC: la ricetta segreta del successo 215

Tutte le versioni mostrano un volto sorridente del Colonnello Sanders, questo ha permesso di avvicinare il brand ai suoi consumatori anticipando l’atmosfera ospitale ed il clima sereno che si respirano all'interno dei ristoranti.
Il logo di KFC rappresenta il patrimonio storico dell’azienda, le sue radici e la grande professionalità; ma oltre a questo simboleggia l'approccio energico e innovativo del brand che ha riscritto la storia dei fast food in America.

pollo fritto logo di kfc
Logo di KFC: la ricetta segreta del successo 216
fast food logo di kfc
Logo di KFC: la ricetta segreta del successo 217

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In questo articolo ripercorriamo insieme l’evoluzione del logo di Fanta. 

Fanta è il brand di bibite analcoliche effervescenti al gusto di arancia (e di altri frutti), appartenente alla The Coca-Cola Company. 
La bevanda venne ideata per la prima volta in Germania nel 1940 quando, a causa dell'embargo della seconda guerra mondiale, era impossibile accedere allo sciroppo della Coca-Cola. Nel 1960, The Coca-Cola Company acquistò il marchio distribuendo i suoi prodotti in tutto il mondo.
La storia dell’identità visiva del brand è una delle più colorate della storia del branding. Scopriamo le sue tappe principali.

Il primo logo

Nel 1940 venne prodotta per la prima volta la Fanta. Il suo nome è un’abbreviazione di “Fantasy”, che significa “immaginazione” in italiano.
Con il prodotto, nasce anche il primo logo Fanta.
Si tratta di un logotipo nero che riporta il nome del brand in grassetto, in un carattere minuscolo. Peculiarità di questo logo è la coda allungata e curva della lettera “F”, che conferisce al marchio eleganza e raffinatezza.

logo di fanta
Il logo di Fanta del 1940

Gli anni '70 e '80

Nel 1972, il logo di Fanta viene ridisegnato.
Il logotipo è realizzato in lettere maiuscole con un font sans serif caratterizzato da linee spesse e angoli morbidi.
Sopra la lettera “N” compaiono tre sfere arancioni che rappresentano le arance, il primo gusto della bevanda e ancora oggi quello principale.

Il logo di Fanta: l'evoluzione di uno stile pop inconfondibile 219
Il logo di Fanta del 1972

L'introduzione del blu

Il logo Fanta del 1988 è molto simile al precedente, ma vengono modificati alcuni aspetti.
Si abbandona il nero per introdurre un blu molto intenso. Allo stesso modo, le sfere arancioni - ora leggermente più a sinistra - diventano rosse e vengono completate da una foglia verde.
Il carattere tutto maiuscolo viene sostituito da un carattere minuscolo, ad eccezione della “F” iniziale. 

Il logo di Fanta: l'evoluzione di uno stile pop inconfondibile 221
Il logo di Fanta del 1988

Il ritorno al minimal del 1994

Nel 1994, il logo Fanta viene privato di tutti gli elementi grafici per lasciare spazio solo al nome del brand.
Il logotipo è ora di un blu quasi elettrico e realizzato con un font moderno, dalle linee spesse e irregolari, come se fosse stato realizzato con delle pennellate.
Questo logo rimarrà però in vigore per soli 3 anni.

Il logo di Fanta: l'evoluzione di uno stile pop inconfondibile 223
Il logo di Fanta del 1994

La fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000

Il logo del 1997 è caratterizzato della parola “Fanta” posta in obliquo sopra una spirale arancione, che rappresenta il succo d’arancia.
Ritorna la foglia verde sopra la lettera “N”, caratterizzata da un tratto blu che la fa sembrare quasi disegnata a mano. 
Questa versione rende l’identità visiva di Fanta più dinamica ed energica.

Il logo di Fanta: l'evoluzione di uno stile pop inconfondibile 225
Il logo di Fanta del 1997

Il logo di Fanta dal 2008 al 2010

Nel logo di Fanta del 2008 ricompare l’arancione iconico del brand. Il nuovo logo, infatti, è composto dalla scritta diagonale “Fanta”, in blu scuro con contorno bianco, posizionata su un cerchio arancione che rappresenta il sole e le arance. 
Ritorna anche la foglia verde sulle lettere “A” e “N”, in questa versione caratterizzata da una sfumatura. 

Il logo di Fanta: l'evoluzione di uno stile pop inconfondibile 227
Il logo di Fanta del 2008

Il logo di Fanta dal 2010 al 2023

Nel 2010, il logo di Fanta subisce un restyling. 
Si passa da un font stondato a un carattere tipografico squadrato, in cui ogni lettera maiuscola bianca ha un contorno blu che si allunga verso il basso formando un’ombra verso il basso.
Viene mantenuto il cerchio arancione, reso però meno regolare e meno visibile rispetto alle versioni precedenti.
Anche la foglia verde è stata ridisegnata e ingrandita: ora esce dalla lettera “N” ed è rivolta in alto a sinistra. 

6 anni dopo, il logo Fanta ha subito delle lievi modifiche: viene rimossa l’ombra blu del loro precedente e il cerchio torna ad essere un cerchio perfetto.

Il logo di Fanta: l'evoluzione di uno stile pop inconfondibile 229
Il logo di Fanta del 2010
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Il logo di Fanta del 2016

La nuova identità globale di Fanta

Nel 2023 Fanta ha introdotto la sua nuova identità globale e, con essa, il nuovo logo.
L’obiettivo del team di progettazione e dell'agenzia creativa di Coca-Cola, Jones Knowles Ritchie, è trasmettere la giocosità della routine quotidiana, ma con il look inconfondibile di Fanta. 
Il restyling ha rimosso l’iconico cerchio arancione e la foglia verde. Rimane solo il logotipo bianco contornato in blu e ritorna l’ombra introdotta nel 2016, che in questa versione forma un triangolo verso il basso. 
Il colore blu diventa quindi primario e dominante nel mondo Fanta. 
La nuova veste di Fanta porta a un livello superiore lo stile pop già insito nel brand.

Il logo di Fanta: l'evoluzione di uno stile pop inconfondibile 233
Il logo di Fanta del 2023
Il logo di Fanta: l'evoluzione di uno stile pop inconfondibile 235
Il logo di Fanta: l'evoluzione di uno stile pop inconfondibile 243
Il logo di Fanta: l'evoluzione di uno stile pop inconfondibile 237
Credits: The Coca-Cola Company
Il logo di Fanta: l'evoluzione di uno stile pop inconfondibile 239
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Sei interessato a conoscere la storia dei loghi più famosi? Leggi tutti gli articoli nel nostro blog: la Storia dei Loghi.

A poche settimane dall’incoronazione di Re Carlo III, tenutasi lo scorso 6 maggio, volevamo omaggiare la britannicità raccontandovi la storia del logo di Burberry, un brand che ha segnato profondamente la cultura di un paese, la Gran Bretagna.

Logo di Burberry 2023
Logo di Burberry: il restyling di un heritage brand 258

Chi è Burberry?

Burberry è il noto brand della Burberry Group, casa di moda britannica rinomata per i suoi abiti di lusso, accessori, profumi e cosmetici. Eredita il nome dal fondatore Thomas Burberry, un ragazzo ventunenne che, nel giro di pochi anni dalla fondazione (1856), brevetta gabardine. Un tessuto all’avanguardia, idrorepellente e resistente che verrà utilizzato dai più importanti esploratori del secolo, tra i quali Fritjof Nansen, durante una spedizione nel Circolo Polare Artico. L’iconico motivo tartan verrà introdotto solo negli anni ’20 e diventerà l’elemento distintivo di tutti prodotti del brand. 

Passiamo ora alla storia del suo logo che, come vedremo, non ha mai subito cambiamenti drastici. Questo perché l’azienda ha preferito consolidare la sua immagine nel tempo.

motivo tartan logo di Burberry

Il logo di Burberry dal 1901 al 1967

Il primo logo di Burberry è il risultato di un concorso pubblico per la sua creazione: una testimonianza del dialogo tra il brand e la comunità inglese.

È la prima volta in cui appare l’emblema della casa di moda: il cavaliere equestre (o equestrian knight device) simbolo di nobiltà, onore, orgoglio, raffinatezza, determinazione e protezione. Nel vessillo compare la parola “prorsum” che significa “avanti”, una sorta di incitazione verso una direzione futura e che in Burberry si traduce nella creazione di abiti in grado di proteggere la popolazione britannica dalle intemperie tipiche del clima inglese.Il colore rosso, presente solo in questo primo logo di Burberry, si combina ad un font solido e possente, per rimarcare i forti valori dell’azienda.

1091 logo di burberry
gabardine burberry

Il logo di Burberry dal 1968 al 1998

Sono gli anni in cui il logo abbandona la lettera 's' del suo nome originario, passando quindi da “Burberrys” a “Burberry”. Questa versione lascia ampio spazio al wordmark riducendo la dimensione del pittogramma con il cavaliere equestre che diventa astratto, privo di dettagli e scritte. A controbilanciare il tutto, l’aggiunta di una tagline con l’indicazione di origine geografica (“of London”) che rimarca il patriottismo del brand.

Il logo di Burberry del 1968 riflette lo stile e l’eleganza di un’azienda storica avvicinandosi di più all’identità visiva di un brand che opera nel settore della moda, grazie soprattutto alla scelta del monocromatico nero.

1968 logo di burberry

Il logo di Burberry dal 1999 al 2017

La riprogettazione nel 1999 bilancia il logo di Burberry, ingrandendo l’emblema e diminuendo il wordmark. Il cavaliere equestre riprende i suoi dettagli e contorni bianchi mentre il marchio denominativo si trasforma: l’adozione del maiuscolo del font Serif attribuisce sofisticatezza e autorità al brand.

La tagline, ora solo “London”, riprende lo stile ma con linee più sottili per dare un’armonia ed un equilibrio complessivo alla struttura donandole anche un tocco di classe.

1999 logo di burberry

Il logo di Burberry dal 2018 al 2022

Per più di un secolo l’identità visiva della casa di moda di lusso è stata associata al cavaliere equestre ma nel 2018 l’azienda mette in atto un cambiamento a favore di una maggiore modernità e sancisce l’inizio di una nuova era per il brand, giovanile e progressista.

Nel restyling del logo di Burberry, infatti, esce di scena l’iconico emblema anche se di fatto continuerà ad essere impiegato nella fantasia dell’abbigliamento e accessori, sulle etichette e packaging. La nuova brand identity sotto la direzione creativa di Riccardo Tisci e Peter Saville è ora incentrata esclusivamente sul nome e sul monogramma con le iniziali “TB” in omaggio al fondatore, utilizzato come stemma sin dagli anni ’20.

2018 logo di burberry
Logo di Burberry: il restyling di un heritage brand 259
2018 monogramma logo di burberry
Logo di Burberry: il restyling di un heritage brand 260

Generalmente il wordmark veniva utilizzato da solo ma si poteva trovare anche nella sua variante con tagline (“London England”), più inclusiva delle precedenti a livello territoriale.

2018 logo di burberry con payoff

Il logo di Burberry dal 2023 ad oggi

È un parziale ritorno alle origini. Il recente logo di Burberry adotta un nuovo carattere tipografico che sembrerebbe riprendere tratti della versione originaria (1901). Più snello e pulito, risponde all’esigenza di maggiore leggibilità: considerando le diverse collocazioni di un logo (prodotti, articoli, sito web, social, etc.) un brand deve rendersi sempre più riconoscibile e fruibile su ogni touchpoint, sia fisico che digitale. Per questo motivo molte case di moda -e non solo- stanno adottando un approccio sempre più minimalista.

2023 logo di burberry

L’identità del brand diventa una vera e propria ode alla britannicità.

La campagna di lancio, a cura del nuovo direttore creativo Daniel Lee, infatti, è intrisa di british perché sviluppata con un cast di talenti britannici: dai musicisti John Glacier, Shygirl e Skepta, all'attrice Vanessa Redgrave, dai modelli Lennon Gallagher e Liberty Ross al calciatore Raheem Sterling. Personaggi ripresi e fotografati dal talentuoso e britannico Tyrone Lebon, in prossimità degli iconici luoghi londinesi.

2023 campagna Burberry
Logo di Burberry: il restyling di un heritage brand 261
2023 campagna Burberry
Logo di Burberry: il restyling di un heritage brand 262

Maison Burberry dimostra quindi di saper cavalcare i tempi, anticipando le tendenze, non solo con i suoi prodotti ma anche con la sua comunicazione.

Il futuro del brand è volto alla valorizzazione della cultura inglese, obiettivo che persegue e tramanda da generazione in generazione rispecchiando altresì un altro valore fondante per l’azienda: la durabilità del lusso.


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Dopo 45 anni dall’avvento del suo iconico logo, Nokia ha presentato la nuova versione in occasione del Mobile World Congress 2023 di Barcellona, uno degli appuntamenti più importanti per il mondo tech.

Un rebranding per il lancio della nuova strategia aziendale con l’obiettivo di trasformare Nokia da società di telefonia mobile di successo a leader dell'innovazione tecnologica business-to-business.

Prima di scoprire i dettagli della rinascita di questo brand, vediamo come si è evoluto il logo Nokia nel corso degli anni.

logo Nokia 2023
Logo Nokia: dalla cellulosa ai cellulari fino al cambio epocale 276

Chi è Nokia?

Nokia, colosso tech finlandese, produttore di apparecchiature per telecomunicazioni ed elettronica di consumo, nasce nel 1865 ad opera di Fredrik Idestam con l’apertura della prima cartiera e falegnameria nei pressi del fiume Nokianvirta, dal quale riprende il nome.

Si dovrà attendere l’anno 1967 per la Nokia Corporation, frutto della fusione di tre società operanti in mercati diversi: carta, gomma, produzione cavi. Sarà quest’ultima a permettere l’ingresso nel mondo dell’elettronica e delle telecomunicazioni all’interno del quale Nokia diventerà, negli anni ’90, una delle aziende più forti al mondo.

Il logo Nokia: dal 1865 al 1898

Il primo logo Nokia apparso nel 1866 raffigura un pesce, molto probabilmente il salmone del fiume Nokianvirta, racchiuso all’interno di un sigillo circolare con le iscrizioni in lingua finlandese:“Nokia Osakeyhtiö” e “Nokia Aktiebolag” rispettivamente nella parte superiore e inferiore. 

Logo Nokia 1.865
Logo Nokia: dalla cellulosa ai cellulari fino al cambio epocale 277

Il logo Nokia: dal 1898 al 1965

Nel 1965 il marchio subisce un restyling, trasformandosi in un pentagono che ricorda un diamante. All’eleganza della forma del pittogramma si contrappone la semplicità delle parole, per le quali è stato utilizzato un carattere scritto a mano. 

Questo logo Nokia rimarrà in uso per quasi settant’anni, diventando il più longevo nella storia dell’azienda.

logo Nokia 1898-1965
Logo Nokia: dalla cellulosa ai cellulari fino al cambio epocale 278

Il logo Nokia: dal 1965 al 1966

É il ritorno delle forme tondeggianti e morbide. Il logo di Nokia più breve della storia riprende nel pittogramma l’elemento circolare, riconducibile al “sigillo” caratteristico della prima versione (anno 1.865) e al logo della fabbrica specializzata nella produzione di gomma e pneumatici, che di lì a poco fonderà la Nokia Corporation insieme ad altre due società.

logo Nokia 1965-1966
Logo Nokia: dalla cellulosa ai cellulari fino al cambio epocale 279

Il logo Nokia: dal 1967 al 1978

Dopo la fusione nel 1967, viene presentato il nuovo marchio che getta le basi della brand identity di Nokia che tutti conosciamo.

Molto simile all’iconica versione che accompagnerà l’azienda per 45 anni, presenta tuttavia delle differenze. Prima fra tutte le frecce in alto a destra, a simboleggiare il progresso e la crescita nel settore delle telecomunicazioni.

logo Nokia 1967-1978
Logo Nokia: dalla cellulosa ai cellulari fino al cambio epocale 280

Il logo Nokia: dal 1978 al 2023

Si tratta della versione che ha fatto scoprire al mondo il ramo della telefonia mobile di Nokia, dettando per anni le regole del settore. 

Un logo semplice ed essenziale basato esclusivamente sul carattere tipografico (Nokia Sans) e sulla palette colori (blu Yale su fondo bianco e viceversa). Retaggio del logo precedente, questa versione minimalista mantiene la freccia nascosta all’interno della lettera “K” eliminando, invece, tutte le altre.

logo Nokia 1978-2023
Logo Nokia: dalla cellulosa ai cellulari fino al cambio epocale 281

Nel 1992 compare una rielaborazione caratterizzata dall’integrazione del famoso payoff “Connecting People” per il quale è utilizzato il carattere Nokia Sans creato ad hoc da Erik Spiekermann. 

Modifica che segnerà la storia del marchio fino al 2011, quando si procederà con la rimozione dello slogan.

logo Nokia 1992-2023 slogan
Logo Nokia: dalla cellulosa ai cellulari fino al cambio epocale 282

Il logo Nokia: dal 2023 ad oggi

Arriviamo ad oggi e al cambiamento epocale di questa importante tech company. 

Da decenni consolidata nel settore della connettività, l’azienda ha voluto puntare sempre più alle reti e alla digitalizzazione industriale. Da qui l’esigenza di una brand identity innovativa che rispecchi la nuova direzione strategica e che evidenzi a livello comunicativo la separazione tra il core business attuale e la produzione di smartphone, mercato che intende ugualmente presidiare.

Logo Nokia 2023
Logo Nokia: dalla cellulosa ai cellulari fino al cambio epocale 283

L’ultimo logo di Nokia si presenta quindi con uno stile più moderno, dinamico e soprattutto digitale.

Dall’iconico marchio riprende l’alternanza dei colori bianco e blu, ma quest’ultimo si veste di una tonalità brillante e viene associato ai gradienti che ne esaltano l’energia.

Logo Nokia 2023 gradiente
Logo Nokia: dalla cellulosa ai cellulari fino al cambio epocale 284

Il font scelto è un sans serif geometrico ed equilibrato ma personalizzato nelle lettere “N”, “K” e “A” che risultano ariose poiché spoglie di alcuni loro tratti. Questa scelta stilistica contribuisce a donare la percezione di eleganza e progresso allo stesso tempo.

Anche in questa recentissima versione sono valorizzate le frecce, che costituiscono le lettere “N” e “K” stesse, un omaggio alla simbologia che ha accompagnato l’azienda nel corso degli anni.

Le applicazioni del logotipo bianco sono diverse tra loro ma toccano aspetti diversi della storia di Nokia e rompono le rigide barriere comunicative che confinano le tech company. 

Vediamole insieme!

La prima rappresenta il logotipo incastonato sui cavi: una chiara correlazione con le origini dell’azienda ed il business attuale.

Logo Nokia 2023 cavi
Le origini e il business di Nokia
Logo Nokia 2023 camaleonte
Il camaleonte iconico di Nokia è ora robotico

La seconda rappresenta il camaleonte robotico arrampicato sul logotipo: correlazione con il prodotto che ha segnato la storia dell’azienda, il Nokia 6110 conosciuto anche con il nome di “Camaleonte".

Nokia Camaleonte modello 6110
Advertising del Nokia 6110 detto anche "Camaleonte"

La terza rappresenta il logotipo che sboccia da un bouquet di fiori: correlazione con la primavera di Nokia, a simboleggiare la rinascita del brand.

Logo Nokia 2023 la rinascita
La rinascita del brand Nokia

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Il logo di Volvo, nel corso degli anni, si è trasformato perseguendo sempre l'obiettivo dell'evoluzione continua.

Nata del 1927 a Göteborg, Volvo è sinonimo di qualità svedese riconosciuta in tutto il mondo soprattutto per la casa automobilistica Volvo Cars che, insieme a Gruppo Volvo, ha contribuito a diffondere il concetto di sicurezza in tutte le case, o meglio, in tutte le strade.
Le origini del marchio, registrato ben 16 anni prima della fondazione dell’azienda, sono molto più antiche. Il termine “volvo”, dal latino volvere,(“rotolare”, “scorrere”) è stato scelto per indicare movimento e dinamicità, attributi identificativi della produzione di auto e attrezzature per il trasporto.

Logo Volvo 2023

1927 - 1930

Il primo logo comparso sulla prima automobile prodotta dalla casa, la Volvo ÖV 4, riprendeva i caratteri tipografici tradizionali dell’epoca inserendoli in un contesto ovale blu, scontornato da una linea ramata: le forme tondeggianti ricordano le origini di Volvo, sussidiaria di SFK, una fabbrica produttrice di cuscinetti a sfera. Il marchio era sorretto da un nastro con l’indicazione geografica per valorizzare il territorio di origine.

logo Volvo 1927
Il logo di Volvo nel 1927

L’iconico cerchio con la freccia, invece, veniva utilizzato solo sulla griglia dell’auto al centro della maschera frontale.

logo Volvo su griglia auto
Il logo di Volvo sulla griglia delle automobili

1930 - 1959

Il marchio cambia pittogramma introducendo con forme eleganti l’antico simbolo alchemico del ferro, materiale ampiamente impiegato in Svezia nella produzione per via della sua ottima resistenza. L’elemento dalle tre linee sottili che attraversa l’anello riprende simbolicamente il concetto di movimento e visivamente la griglia del radiatore. L’introduzione del colore rosso in contrasto con l’argento riflette, invece, la passione e la potenza di Volvo.

Ed è proprio questa versione a gettare le basi della brand identity che tutti noi conosciamo.

logo Volvo 1930
Il logo di Volvo nel 1930

1959 - 1999

La prima versione minimalista compare in questi anni. Linee sottili, pulite e moderne associate ad una palette colori ridotta al solo colore blu costituiscono il nuovo logo di Volvo, emblema della mascolinità, che inizierà ad essere impiegato anche senza il suo pittogramma (fig.2) fino al 2020.

L’identità visiva è essenziale ma molto forte per quegli anni di radicali trasformazioni sociali.

logo di Volvo nel 1959
Il logo di Volvo nel 1959
Il logotipo di Volvo nel 1959
Il logotipo di Volvo nel 1959

1999 - 2013

Nel nuovo millennio sono i colori metallizzati e i giochi di luce, ombre e sfumature a donare l’effetto 3D. Un design voluminoso, massiccio e statico dove l’argento torna a prevalere sottolineando la correlazione con la materia prima, il ferro. Il blu è destinato alla placca che contiene il marchio, disposto al centro e non lateralmente come nella versione del 1930.

Modernità non solo stilistica ma anche concettuale: stabilità e sicurezza diventano i valori predominanti.

Il logo di Volvo nel 1999
Il logo di Volvo nel 1999

2013 - 2014

La versione più breve della storia ha la particolarità di stimolare e combinare i diversi organi di senso. La consistenza lucente e liscia dona l’impressione di una superficie fredda al tatto.

Nonostante Volvo l’abbia alleggerita dalla volumetria della versione precedente, nel complesso è possibile percepirne ancora il peso e la solidità.

Il logo di Volvo nel 2013
Il logo di Volvo nel 2013

2014 - 2020

È il ritorno alla semplicità. In questa versione il colore è unificato, niente sfumature o superfici specchiate. La profondità è data da una leggera ombra interna al cerchio e dalla collocazione della targa blu scuro esattamente entro i confini definiti dalla circonferenza interna.

Questa sarà l’ultima volta in cui Volvo darà tridimensionalità al suo logo.

Il logo di Volvo nel 2014
Il logo di Volvo nel 2014

2020 - oggi

L’ultimo restyling con il quale Volvo si presenta sul mercato è un’evoluzione dell’immagine tradizionale che mantiene intatti i suoi elementi costitutivi, il cerchio e la freccia, che da sempre hanno accompagnato la narrazione del brand associandolo ad uno degli ideogrammi più antichi e conosciuti della cultura occidentale, il dio Marte.

Stilizzazione e riduzione della palette colori seguono, infatti, le ultime tendenze dell’era contemporanea riflettendo ampiamente l’approccio innovativo e progressista dell’azienda.

Possibile che il mondo dell’auto elettrica abbia spinto molti brand a rinnovare la propria brand identity?

Il logo attuale di Volvo
Il logo di Volvo attuale
Il logo di Volvo: tra classicità e progresso 295
Il logotipo di Volvo attuale


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Chi non ha mai sentito parlare di Spiderman, Hulk, Thor e Iron Man?
Questi supereroi sono solo alcuni di quelli creati dalla Marvel, la casa editrice di fumetti numero uno al mondo.
Nata come Timely Comics nel 1939, l'azienda nel tempo ha donato ai lettori molti dei supereroi più iconici e amati di sempre.
Scopriamo insieme la storia e l’evoluzione del logo Marvel.

1939: la nuova era del fumetto

Inizialmente, la Marvel si chiamava Timely Comics. Fu fondata nel 1939 da Martin Goodman, proprietario della Red Circle (casa editrice di riviste pulp) che stava cercando di individuare nuove strade nel mercato del fumetto.
Goodman commissionò la realizzazione di una serie di storie che proponessero ai lettori nuovi eroi e nell'ottobre del 1939 uscì la prima pubblicazione della neonata Timely: Marvel Comics n. 1.
In quello stesso anno nacque il logo della Timely Comics: uno scudo diviso in due parti; la parte superiore riportava la scritta il nome della società in bianco su sfondo blu, mentre la parte inferiore alternava strisce verticali bianche e blu su cui sovrastava un rettangolo rosso con la scritta bianca “INC.”.

Il logo Marvel: l'universo dei supereroi 297

Nasce la Marvel Comics

Nel 1961 il nome della società venne cambiato in “Marvel Comics”. Di conseguenza, anche il logo Marvel subì una trasformazione e divenne un semplice monogramma: in un rettangolo verticale dalla cornice marrone erano inserite, una sopra l’altra, le lettere “M” e “C”. 

Il logo Marvel: l'universo dei supereroi 299

Il logo della Marvel degli anni ‘60

All’inizio degli anni ’60 le semplici lettere del logo precedente vennero sostituite dalla dicitura “Marvel Comics Group”: le tre parole erano inserite una sopra l’altra all’interno di una cornice nera e allineate a sinistra, creando un ampio vuoto nella parte destra del rettangolo.

Il logo Marvel: l'universo dei supereroi 301

Poco dopo, il logo della Marvel venne aggiornato rimuovendo la cornice e centrando il testo, realizzato ora con un nuovo font più audace e irriverente.

Il logo Marvel: l'universo dei supereroi 303

Un prototipo del logo attuale della Marvel 

Nel 1983 nacque il prototipo del logo Marvel che tutti conosciamo.
Scomparvero le parole “Comics Group” per focalizzare tutta l’attenzione sul nome della società, “Marvel”.
Il logo era costituito dal semplice nome dell’azienda, in nero su sfondo bianco, progettato in un carattere sans serif bold.

Il logo Marvel: l'universo dei supereroi 305

Quattro anni dopo, nel 1987, la scritta venne realizzata in corsivo per aggiungere dinamicità e carattere al logo.

Il logo Marvel: l'universo dei supereroi 307

Spazio al colore 

Nel 1990 il logo cambiò nuovamente, introducendo per la prima volta i colori giallo e rosso nella scritta “Marvel Comics”.
In questo nuovo logo della Marvel spiccava la lettera M, su cui era appoggiato il nome “Marvel”. Al centro della “M” era posizionata invece la parola “Comics”, realizzata in giallo con un carattere tipografico che richiamava il mondo dei fumetti. 

Il logo Marvel: l'universo dei supereroi 309

Anni 2000: nasce il logo iconico della Marvel

Nel 2000 il logo venne ridotto ancora una volta alla semplice parola “Marvel”, realizzata con grandi lettere bianche inserite in un rettangolo rosso.

Il logo Marvel: l'universo dei supereroi 311

Nel 2012 venne effettuato l’ultimo restyling del logo della Marvel da parte di Rian Hughes. Le differenze sono minime: viene modificato leggermente il collegamento tra le lettere “R” e “V”, come anche lo spazio tra la “E” e la “L”.

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La Ford Motor Company nasce a Detroit, negli Stati Uniti, nel 1903 grazie a Henry Ford, un imprenditore che nei primi anni del Novecento rivoluzionò gli standard di produzione industriale.
Grazie alla catena di montaggio da lui inventata nasce, infatti, il modello “T”, la prima auto di massa. Grazie al suo prezzo accessibile (costava solo 260 dollari), in un anno vennero venduti 11.000 esemplari, conquistando il mercato delle autovetture.
Il logo di Ford e la sua identità visiva, nel corso degli anni, non hanno subito trasformazioni radicali.
Scopriamo insieme come è cambiato il logo di Ford nel tempo. 

 

Eleganza e semplicità per il primo logo Ford

Il primo logo di Ford viene creato nel 1903, anno di nascita della casa automobilistica. È caratterizzato da un emblema di colore nero al cui interno viene inserita la scritta bianca “Ford Motor Co., Detroit - Mich”, in un carattere sans serif bold dalle lettere arcuate, disposte in un’onda.
Si tratta di un logo perfettamente coerente con la tradizione grafica del tempo, molto elegante e semplice.

Il logo di Ford: un design storico e conservativo 315

 

Il logo moderno e accattivante del 1907

Nel 1907 Ford decide di rendere la sua identità visiva più moderna e accattivante.
Il nuovo logo è completamente diverso dalla versione precedente: un rombo - che ricorda un occhio - con angoli arrotondati al cui interno compare la scritta “Ford”, in colore nero e in un carattere bold.
Sopra e sotto il nome della casa automobilistica compaiono altre scritte che contengono informazioni sull’azienda e sui suoi prodotti.
I colori scelti per questo logo sono il grigio e il nero, ad indicare serietà e innovazione.  

 

Il logo di Ford: un design storico e conservativo 317

 

La firma di Ford come logo della casa automobilistica 

Nel 1909 la casa automobilistica ridisegna il suo logo utilizzando la firma di Henry Ford, in monocromo e senza cornici. Questa idea, nonostante piccole modifiche, nel font e nei colori, è ancora oggi il fulcro dell'identità aziendale di Ford.

Il logo di Ford: un design storico e conservativo 319

 

Una forma inusuale per il logo di Ford del 1912

Nel 1912 la casa automobilistica decide di inserire la firma di Henry Ford in una forma inusuale che ricorda un uccello stilizzato.
Il font utilizzato è un carattere corsivo leggermente modificato rispetto al precedente. Al di sotto del nome dell’azienda compare un payoff molto ambizioso: “The universal car”.
Anche i colori utilizzati cambiano: vennero scelti il bianco e il blu, che da quel momento diventano i colore simboli dell’identità visiva di Ford. In particolare, il colore blu rappresenta la forza, la perfezione e la grazia dell’azienda, mentre il colore bianco la nobiltà, l'eleganza e la purezza.

Il logo di Ford: un design storico e conservativo 321

 

Il ritorno al grigio del 1917

Nel 1917 Ford opta per un logo estremamente semplice ed essenziale: la firma di Henry Ford, di colore nero, viene inserita in un ovale grigio chiaro con una cornice nera molto sottile.
Questo logo è così semplice ed elegante che la casa automobilistica ha deciso di tenerlo in vigore per ben dieci anni.  

 

Il logo di Ford: un design storico e conservativo 323

 

Nel 1927 nasce il prototipo del logo attuale di Ford

Dieci anni dopo, nel 1927, Ford apporta delle piccole modifiche al logo disegnato nel 1917, partendo dalla palette di colori: vengono reintrodotti come colori principali il blu e il bianco.
Un altro cambiamento riguarda la cornice, resa doppia da una spessa linea bianca e da una sottile linea blu.
Nasce così il prototipo del logo di Ford che tutti conosciamo e che costituisce il riferimento a cui si ispirano i loghi disegnati successivamente. 

Il logo di Ford: un design storico e conservativo 325

 

 

Un nuovo design per il logo di Ford del 1957

Nel 1957 Ford ridisegna nuovamente il suo logo.
L’ovale viene allungato e il font è caratterizzato da lettere ancora più ondulate. Anche il colore blu cambia, diventando più scuro.
Questo logo ha però vita breve, poiché viene utilizzato solo per quattro anni.

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Il 1961 è l’anno delle piccole modifiche 

Nel 1961 per il nuovo logo di Ford vengono solo modificati l’ovale e il font, entrambi più “schiacciati”. Anche la cornice dell’ovale cambia: tre linee, due bianche e una blu al centro, circondano il tutto.
Questa versione rimane in vigore per ben 15 anni.

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Tridimensionalità come parola chiave del 1976

Nel 1976 Ford decide di rendere tridimensionale il suo logo. La cornice si colora di argento, con dei tocchi di luce che le conferiscono lucentezza. Il blu viene reso più scuro e viene arricchito da sfumature.

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La versione più conosciuta del logo di Ford

La versione del logo di Ford nata nel 2003 è quella ancora oggi più conosciuta. È molto simile al design del 1976, ma è caratterizzata da ancora più luce e tridimensionalità.
La scritta ha un’ombra leggera e lo sfondo blu è anche in questo caso sfumato.

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Ritorno alla bidimensionalità nel 2017

Nel 2017 nasce il logo di Ford utilizzato ancora oggi. La casa automobilistica decide di abbandonare l’effetto 3D del suo stemma per dare spazio a un logo bidimensionale, dalle linee molto semplici ed essenziali.

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