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Brand Naming

Perché dare un nome è importante?

Che si riferisca ad una persona, un oggetto o un’azienda, la prima domanda che facciamo quando ci approcciamo per la prima volta a qualcosa di nuovo è: come si chiama?
Usando le parole di David Bidussa, storico sociale delle idee, “Le cose esistono, ma non basta indicarle. Per comprenderle, perché acquistino per noi un significato, siano discutibili, entrino a pieno titolo nella riflessione pubblica e dunque siano oggetto di confronto, e di crescita, occorre che abbiano un nome”.

E così, anche quando nasce un brand, deve nascere, necessariamente, un nome (questo vale anche in campo musicale, se siete curiosi vi suggerisco The Band Name Book che racconta la storia dei nomi delle band più famose).
Non è un caso che ho sottolineato il verbo “nascere”, in molti, infatti, pensano che il nome sia solo questione di scelta. Vediamo perché non è così.

I 5 parametri da seguire

È molto raro che un nome di successo appaia in sogno. O, se lo fa, è probabile che sia già stato pensato da qualcun altro.

Noi creativi lo sappiamo bene, l’estro non basta!
Come per ogni progetto di design, che sia un logo, un sito web o un nome, esso non può prescindere da uno studio strategico preliminare.

I parametri principali da prendere in considerazione sono:

RunDesign 5punti

  1. l’obiettivo del marchio;
  2. il target di destinazione;
  3. i valori che vuole trasmettere;
  4. la personalità che dovrà avere;
  5. il messaggio che vuole esprimere.

I 5 metodi per trovare un nome

Da un punto di vista più pratico ci sono diversi approcci alla creazione del nome. Eccone alcuni.

1. C’È CHI USA IL PROPRIO NOME.

Questo metodo è molto diffuso nell’industria del fashion ed è legato al concetto di firma, ad es. Louis Vuitton (a proposito, se vuoi conoscere la storia di questo logo puoi approfondire qui ).
Il rischio è non essere gli unici, pensate a Gallo. Se siete persone eccentriche in questo momento starete ammirando i vostri calzini colorati, altrimenti lo avrete associato ad un buon piatto di riso.

RunDesign Gallo

2. CHI DESCRIVE COSA FA.

È sicuramente la strada più facile da seguire, in quanto descrive il prodotto in modo esplicito. Nasconde, però, dei pericoli, tra cui il problema di ampliare la categoria merceologica in futuro. Scarpe&Scarpe, per esempio offre altri prodotti oltre alle calzature ma il suo nome è limitato a questa categoria merceologica.

3. CHI UTILIZZA UN ACRONIMO O DELLE INIZIALI.

Quelli meglio studiati risultano delle parole a tutti gli effetti, si pensi a NASA (National Aeronautic and Space Act). Dal punto di vista fonetico bisogna prendere in considerazione la pronuncia che avranno (IBM, FCA).

4. CHI CREA COMBINAZIONI DI PAROLE.

Ad esempio FitBit o MasterCard. In questa categoria rientriamo anche noi di Run Design, anche se non tutti indovinano il motivo per cui abbiamo scelto la prima parola..

5. CHI HA IL CORAGGIO DI INVENTARE UN NEOLOGISMO.

Le parole nuove devono essere in grado di evocare sensazioni e avere un suono originale.
Un esempio è Adidas (se siete curiosi potete scoprire la storia del logo qui).

O così o… : il payoff.

È ovvio che, da solo, il nome non può comunicare tutte le caratteristiche del brand, per questo, si parla di Sistema di Corporate Identity.
Facciamo un test. Vi invito a pensare ad un marchio famoso, come per esempio Nike (o, come suggerisce il titolo di questo paragrafo, a Pomì).
Sicuramente sarà facile associarlo ad una frase, in questo caso: Just do it!
Avete indovinato? Ecco, questa è la tagline (anche chiamata payoff) e rappresenta uno slogan per aiutare il brand a comunicare ciò che fa al proprio pubblico.

Pensate di saperle tutte? Ecco un quiz che fa per voi.

Quindi, per esempio, se si vuole usare un nome che non spieghi esplicitamente quali siano i servizi, si può accompagnare ad una tagline descrittiva. Aiuterà a chiarire ogni possibile confusione.
Al contrario, se il brand richiama la categoria merceologica di mercato, è possibile utilizzare la tagline per evidenziare un vantaggio, o esprimere di più della personalità del brand stesso.

RunDesign Nike tagline

“La prima tagline di Nike fu introdotta nel 1977 e recitava: There is no finish line.
Nel 1988 Dan Weiden coniò l’ormai inconfondibile: Just do it.”

E adesso?

Quante volte ci innamoriamo a prima vista di una nostra creazione?
Superato l’entusiasmo della fase di brainstorming, è importante avere un approccio critico e assicurarsi che il nome sia disponibile.

Ecco alcune domande da porsi.

      • Il dominio per il sito web è disponibile?
      • Esistono già pagine sui social media che corrispondono allo stesso nome?
      • E, naturalmente, esistono aziende concorrenti che usano lo stesso nome o anche qualcosa di simile?

I motori di ricerca come Google possono offrire le prime risposte e darci una panoramica di base, ma è necessario approfondire l’argomento consultando appositi database per la registrazione del nome (a tal proposito ecco dove poter fare una ricerca di anteriorità del nome: clicca qui).

Ma non è finita qui. A parte la disponibilità, ecco alcune altre cose da considerare.

      • Il nome è incline all’errore di ortografia?
      • I tuoi clienti faranno fatica a cercarti su internet.
      • Suona bene ed è facile da pronunciare?
      • Durante le comunicazioni telefoniche sarà necessario fare lo spelling ogni volta?
      • Ci sono significati negativi che potrebbero essere associati ad esso? (questo è il caso di nomi che devono essere utilizzati in diversi paesi dove il significato può variare a seconda della lingua).

Ora che conosci tutti i segreti per un buon brand naming puoi creare il nome del tuo brand.
Se hai bisogno di supporto puoi contattarci seguendo il link qui sotto.

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